Press

Some Press for La Maison Verte (ITA/US)

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 Il Mucchio – October 2016

 

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Blow Up – October 2016

rockerilla maison

 Rocherilla – October 2016

 

La Maison Verte su Rumore

 Rumore – November 2016

Mucchio Interview

Interview on Il Mucchio – November 2016

buscadero

Buscadero – November 2016

ROCKIT – Disco del giorno, Novembre 2016:

“Se l’ep omonimo uscito solo qualche mese fa poteva apparire ancora timido e dalle tinte poco definite, il disco completo di Mimes of Wine è maturo, convinto delle proprie potenzialità, che vengono sviscerate e sfruttate fino in fondo. “La maison verte”, infatti, parla direttamente al cuore. Le note del pianoforte sono il filo rosso che passa da un brano all’altro e che unisce una stanza all’altra, una presenza costante in tutti i brani che dirige l’orchestra di strumenti che l’avvolgono…”

 https://www.rockit.it/recensione/35798/mimesofwine-la-maison-verte

SENTIREASCOLTARE Ottobre 2016:

” Mimes of Wine non hanno niente da invidiare a nessuno. Anzi, hanno molto da essere invidiati. Intanto una maturità espressiva confermata anche sulla lunga distanza, in cui Laura Loriga pennella atmosfere umbratili, chiaroscurali, che non si fermano alla posa, ma diventano parte integrante della potenza del sound della band. “

http://sentireascoltare.com/recensioni/mimes-of-wine-la-maison-verte/

INDIEROCCIA Novembre 2016:

 ”È un ascolto particolarmente appagante proprio perché si sa già la tipologia generale di proposta, ma è impossibile immaginare il modo in cui ogni volta essa verrà declinata. E, al di là di questa abilità tecnica, ci sono bellezza estetica, personalità e un forte impatto emotivo. Qualità, classe e genuinità vanno di pari passo in un disco riuscito splendidamente ..”

http://www.indie-roccia.it/recensioni/mimes-of-wine-la-maison-verte/

ATWOOD MAGAZINE (US) June 2016:

Laura Loriga is the Bologna, Italy-born vocalist, songwriter, and pianist behind Mimes of Wine. A spark of creative genius rests behind her eyes, and she brings every ounce of that brilliance to her band’s latest song. “Birds of a Feather,” which Atwood Magazine is proud to be premiering today…

http://atwoodmagazine.com/birds-of-a-feather-mimes-of-wine-premiere/

VENTS MAGAZINE (US) June 2016:

Interview to Mimes of Wine on La Maison Verte, June 2016.

http://ventsmagazine.com/2016/05/27/interview-mimes-wine/

SUBBACULTCHA (US) June 2016:

“All goes together to create a work of wonderfully brooding mystery….Which Maharajah is Jai Singh referring to? Where do the Gates lead? What fantasy lies behind Shemkel?
I’m quite happy to listen over and over again to work it all out.”

http://www.subba-cultcha.com/reviews/1661

DCROCKLIVE (US) June 2016:

“The real key is the air of mystery that they provide in both the drama of their songs as well as the intriguing blend of styles. There is rock, a touch of lounge jazz, some goth folk moves…This is original, yet very comfortable as long as you don’t waste too much time trying to analyze it. And thus, I will just sit back, or rather lean forward, and listen again to this fine album—a very nice surprise.

http://dcrocklive.blogspot.it/2016/06/record-reviews-june-2016.html

Some Press for Memories for the Unseen:

IL MUCCHIO Novembre 12

Questo secondo album ripropone l’artista in una veste più matura e convincente rispetto al comunque valido primo capitolo,esaltando l’espressività di una voce vellutata ma decisa grazie anche ad achitetture musicali nel complesso meno diafane.Solenne senza eccessi di magniloquenza,decisamente poco pop ma non per questo ostico all’ascolto e ricco di echi folk nel senso più ancestrale e animistico del termine. Memories for the unseen avrebbe meritato –con tutto il rispeto per la urtovox,il marchio di un’etichetta internazionale come,ad esempio, la mitica 4AD. Federico Guglielmi

..solemn without excess, definitely not pop but not an obstacle to the ear, rich of folk echoes in the most ancestral and animistic sense of this word, Memories for the Unseen would deserve the signature of a label such as the mythical 4AD.

SENTIRE ASCOLTARE

La ragazza armata di piano e voce è cresciuta ed è cresciuta la formazione che la segue.
Quello che si perde in intimità lo acquista in energia e coesione,restituendo un album più rock ,complice anche la post produzione fatta a Los Angeles da uno che la sa lunga come Adam Moseley.La mano di Laura è cosi sicura da fotografare già al secondo album diverse soluzioni del tutto autografe e personali.I MImes of wine si confrontano con i classici e stanno li. Reggono il confronto. Hanno il vocabolario giusto per dire la loro in questi anni cosi avari di discorsi significativi. Antonello Comunale

… an album more rock, also thanks to the contribution of someone with great experience like Adam Moseley. Laura’s hand is so firm to be able to photograph already in her second album solutions that are completely authentic and personal. Mimes of Wine .. have the right vocabulary to express their ideas in this moment so dry of meaningful dialogues.  

BLOW UP Novembre 12

I Mimes of Wine sono una creatura misteriosa che pare uscita dal libro dei sogni.E’ chiaro che la voce di Laura si vuole protagonista;e quando non eccede nei virtuosismi è anche vero che l’apparato musicale la supporta a dovere, a cominciare dal pianoforte che sa esporre un lirismo notevole,ma in generale dalla capacità di creare atmosfere di oscuro romanticismo che fanno pensare molto ai Dead Can Dance we talvolta a Current 93. …In più di una circostanza i MOW lasciano il segno. Guido Gambacorta

Mimes of Wine are a mysterious creature, coming out of a book of dreams. Laura’s voice is the protagonist, and when it does not exceed in lyricism it is also true that the musical apparatus sustains her well, starting from the piano which is able to express a remarkable lyricism, and in general from the capacity to create atmospheres of  obscure romanticism that brings thoughts back to Dead Can Dance and sometimes to Current 93.. in more than one circumstance MOW leave their mark.

ROCKIT disco del giorno 20/11/12

Non si può dire che Laura Loriga con il suo progetto Mimes Of Wine sia un’artista che fa sconti al pubblico. “Apocalypse Sets In” era una raccolta oscura e sibillina, un po’ come ascoltare un Nick Cave in versione apocalisse che affila armi e poesie, attendendo al varco i suoi demoni personali. Il nuovo “Memories For The Unseen” approfondisce il discorso e perfeziona una scelta stilistica ben precisa: suonare una musica che sia adulta fino in fondo, senza concedere nulla a un’orecchiabilità semplice da memorizzare e facile da dimenticare.
Di fronte a un approccio così radicale, l’impressione è che ogni singola nota contenga un intero mondo di vissuti privatissimi eppure universali, come solo i grandi riescono a fare. Manfredi La Martina [.....]

…the new Memories for the Unseen deepens the research [of  obscure and cryptic ballads], and it perfects a very precise stylistic choice: playing a music that is mature to its very bottom, without making any concession to ear candies easy to memorize and forget. In front of such a radical approach, the impression is that every single note contains a whole universe of experiences, very private but universal at the same time, like only great artists know how to do.  

INDIE-EYE

Con impressionante vigore immaginifico ed un senso estetico fuori dall’ordinario, Memories for the unseen segna il ritorno dei Mimes of wine di Laura Loriga, confermando così tutte le buone premesse dell’ottimo Apocalypse sets in, debutto del 2009. Dodici episodi di intrisa bellezza, autorevoli, magnetici, suggestivi, frutto del ritrovato sodalizio artistico tra la composer bolognese ed il suo nugolo di valenti musicisti ed arrangiatori sparsi un po’ su tutto il pianeta. Francesco Cipriano [.....]

With impressive imaginative strength and an aesthetic sense out of the ordinary, Memories for the Unseen marks the return of Laura Loriga’s Mimes of Wine, such confirming all the good premises contained in Apocalypse sets in, her debut in 2009. Twelve episodes of deep beauty, eminent, magnetic, hunting, the fruit of a re-found artistic partnership between the composer from Bologna and the crowd of her valuable musicians and arranger living all across the world..

CLASSIX Novembre 12

Questo album rinforza la convinzione per cui il progetto di Laura Loriga si annoveri fra le cose più interessanti uscite in italia negli ultimi anni.
Una prova che include avant folk,partiture d’ascendenza classico-medievaleggiante,frammenti in odore di jazz e tracce accomunabili a nomi come PJ Harvey e Tori Amos. Il tutto filtrato da un processo talmente oculato di multi-layering da risultare incredibilmente essenziale,asciutto e minimale. Paolo Bertazzoni

This album strengthens the firm belief that Laura Loriga’s project is one of the most interesting coming out of Italy in the past years. A work that includes avant-folk, classical echoes, fragments of jazz echoes and songs that could be compared to the ones of PJ Harvey and Tori Amos..

SOUNDMAGAZINE

Rapisce dalla prima rapidissima traccia Under the lid, grazie alle armonie avvolgenti della musicalità e del lirismo vocale di Laura Loriga, autrice dei dodici pezzi del disco e centro di questa paurosamente bella creazione artistica. Paurosamente perché negli acuti della di lei voce il cuore sussulta e ti lascia poi cullare dalle armonie musicali che su di lei si costruiscono, che intorno a lei sono intrecciate, come accade in Charade o in Silver steps. E’ un lavoro impressionante, dai contorni accesi ed evanescenti insieme, che mi ha lasciato di stucco ancor di più proprio per essermici imbattuto casualmente e vi colpirà con la sua perfezione tecnica, con i suoi testi che sembrano brevi poesie.
Non ho altre parole. Mi è veramente piaciuto. E’ bellissimo. Andrea Broggi [.....]

It is an impressive record, with strong and evanescent borders at the same time, which left me speechless even more for getting to know it just by chance; it will strike you with its technical perfection, with its lyrics that are like short poems. i have no other words.. It is beautiful.

HATETV

Il risultato è un lavoro ricco, di carattere, che non teme l’uscita dal seminato cantautoriale in favore di derive neoclassiche (Ester) o sperimentali (Under the lid).
Sul piatto non troviamo soltanto ballads al pianoforte e una bella voce a metà strada fra Lisa Germano e Feist, ma anche scenari brumosi che ricordano l’Alicia Merz di Birds of Passage (Under the lid, Teethmaker), interpretazioni istrioniche alla Regina Spektor (L’incantatore, Charade), arpeggi seducenti di scuola Anna Calvi (Altars of rain), e molto altro ancora (vedi l’ottima Yellow flower).
Memories of the unseen è frutto del talento e del mestiere di una voce che merita tutta l’attenzione possibile. Una voce di valore targata Italia, una buona volta, da non lasciarsi scappare. Non è un panda, ma poco ci manca. [.....]

..Memories for the Unseen is the fruit of a talent and the competence of a voice that deserves all the attention possible. A remarkable voice from Italy for once, not to be missed.

ONDAROCK

Laura Loriga torna dal suo “esilio” losangelino con un sophomore di un’eleganza “robusta”, un’opera concettuale ed espressiva dai forti contorni, degna appunto di un’artista di indubbia personalità. uno dei pochi dischi italiani che, piaccia o meno, è in grado di parlare di sé senza chiamare in causa discorsi autoreferenziali di attitudine e polemica interna, senza doversi confrontare per forza con la produzione internazionale o distaccarsene e alimentare complessi e senza dover rivendicare la primogenitura in suolo italiota di una certa scena o genere.
Un passo avanti convincente di un approfondimento artistico ancora da completare, forse calcando un po’ meno la mano sulla teatralizzazione e più sulle canzoni… E per concludere: si può immaginare Laura Loriga come prossima musa ispiratrice di Thomas Bartlett (e viceversa, s’intende)? Lorenzo Righetto [.....]

Laura Loriga comes back from Los Angeles with a sophomore work full of a strong elegance, a conceptual oeuvre of rich expression, proof of an artist with a undoubted personality. One of the few Italian records that talks about itself without being auto-referential..

NERDSATTACK

Quando Cat Power non era stata ancora abbagliata dal sole, quando ancora era immersa nei tormenti e nei turbamenti, quando questo accadeva Laura Loriga era in ascolto. Voce e traino ancestrale di un progetto dai tratti totalmente sopranazionali oggi al secondo lavoro, tre anni dopo ‘Apocalypse Sets In’. I Mimes Of Wine sono liricamente alti, coscienziosamente intensi e teatrali, densi ed espressivi, asciutti e penetranti, personali seppur la vena riporti – oltre alla già citata Chan Marshall – a quella nidiata generazionale totalmente in rosa tra cui ho piacere di ricordare più di altre Julie Sokolow e Scout Niblett. Violoncello, tromba, flicorno, pianoforte, sono solo alcuni dei preziosi contributi strumentali che ammantano quest’orchestrale frangibilità dell’anima, talento e sguardi oltre. Un disco etereo, sussurrato, corale. Rarità dal sapor dolce che si erge tra stanchi e mediocri inflazionamenti che tutti chiamano “indie” e “pop”. Emanuele Tamagnini [.....]

Laura Loriga.. voice and center of a project of completely sovra-national traits, and her Mimes of Wine are lyrically great, intense and theatrical with knowledge, dense and expressive, dry and pernetrating, and very personal..

MUSICZOOM

Che Laura Loriga, preziosa voce dell’attuale scena musicale italiana, fosse destinata a grandi imprese era cosa certa: in fondo, come diavolo si poteva pretendere d’ignorare un lavoro così intimo e toccante come Apocalypse Sets In?
Tra Dead Can Dance e Lycia, era quello un disco impossibile da non ascoltare.
Meno scontato, invece, era il fatto che la nostra piccola osservatrice disincantata potesse maturare così tanto e così bene nel giro di appena tre anni.
Meno cerebrale e più rock (più “sicuro”, azzarderei) del suo diretto predecessore, Memories for the unseen è il secondo album che tutti vorrebbero registrare: melodico e passionale ad un tempo, viscerale ed onesto, è questo un lavoro che trasuda capacità e creatività da ogni poro sudorifero e che riconferma, se mai ce ne fosse bisogno, l’assoluto valore di una formazione musicale in grado di tessere ben più di “semplici” tappeti sonori.
Accantonati i sussurri e le dolci carezze d’un pianoforte distante, Laura ed i Mimes of Wine imbracciano strumenti ed intellettualità e, tra nebbie fumose e struggenti richiami à la Jeff Buckley, danno vita ad una sensazionale orchestrina di claudicanti marcette jazz, festosi valzer di capodanno, fiati anni ’50 e tenere atmosfere fatali. [.....]

Memories for the Unseen is the record anyone would like to record: melodic and passionate at the same time, visceral and honest, this is a work that expresses skill and creativity with every note and that reconfirms, if it was needed, the absolute value of a band capable of doing much more than just creating simple musical atmospheres..